BREF HISTOIRE DE LEROS

 

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     Si ritiene che Leros abbia avuto numerosi insediamenti già nel neolitico; anche i Fenici vi hanno soggiornato, e pare che gli abitanti di Leros, insieme a quelli della vicina isola di Kalymnos, abbiano preso parte alla guerra di Troia. L’isola, successivamente colonizzata dai Dori, ha ospitato Aristagora, il tiranno di Mileto, che vi ha soggiornato nel corso dei suoi conflitti con i Persiani. Dopo le guerre persiane Leros entra a far parte dell’alleanza ateniese, e nel corso delle guerre del Peloponneso l’isola cade sotto il dominio di Sparta.

     In periodo bizantino, divenuta proprietà monastica, pare venga suddivisa tra due conventi ed a questo periodo risale la costruzione da parte dei veneziani della rocca del Paleocastro, edificata su antecedenti mura ciclopiche tuttora visibili, e sotto la quale si ritiene possa esservi un’acropoli. Diventa possedimento dei Cavalieri di S. Giovanni nel 1309, rimanendovi fino alla caduta di Rodi. Dal 1523  fino al 1912 l’isola è sottoposta alla dominazione turca.

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     Agli inizi del secolo scorso, l’Italia attraversa una nuova fase di espansione territoriale sulla falsariga delle altre potenze europee, già ben avviate nella corsa alla conquista coloniale, sia per competere sulla scena politica occidentale, sia per offrire una reale alternativa di lavoro alle masse di emigranti, allora diretti prevalentemente verso il Sud e il Nord America.

     In quegli anni, l’Italia aveva già acquisito le colonie dell’Eritrea (1890) e della Somalia (1908), senza però essere riuscita a conquistare l’Etiopia in seguito alla sconfitta di Adua del 1896, estendendo in tal modo il dominio all’intero Corno d’Africa (cosa che otterrà solo nel 1936 con la campagna d’Abissinia e la sua annessione, riunendo le tre colonie nell’Africa Orientale Italiana).

     L’Italia dichiara quindi guerra all’impero ottomano, occupando la Tripolitania e la Cirenaica nell’ottobre del 1911 e procedendo poco dopo alla loro annessione, riconosciuta dai governi occidentali ma non da quello turco.

La resistenza diplomatica turca al riconoscimento della sovranità italiana sui territori conquistati militarmente in Libia, nonostante i trattati di pace firmati, si rivela più dura del previsto. L’Italia non riesce a imporre militarmente il dominio all’interno del paese, complici gli appoggi ottomani, mantenendo sotto pieno controllo solo le regioni costiere; le perdite di uomini e mezzi sono elevate.  Per obbligare l’impero alla resa effettiva e al ritiro dal territorio, l’Italia cerca di spostare l’azione bellica in zone più nevralgiche per l’impero ottomano; a questo fine, viene incrementata la presenza navale italiana nell’Egeo.

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     Dopo varie azioni dimostrative poste in essere nello stretto dei Dardanelli e zone limitrofe, che tra l’altro portano alla chiusura temporanea degli stretti da parte dei Turchi, sollecitando così le potenze europee a trovare una soluzione diplomatica al conflitto, l’Italia da’ inizio il 18 aprile 1912, sotto il comando del gen. Ameglio, all’occupazione dell’arcipelago del Dodecaneso.

     L’Operazione Bomba, come fu chiamata per depistare il nemico dal nome dell’omonimo golfo della Cirenaica, viene realizzata in maniera rapida e praticamente incruenta; inizialmente viene occupata l’isola di Astipalea; il 4 maggio 1912 si procede all’occupazione dell’isola di Rodi, senza incontrare serie resistenze; subito dopo la Marina Militare italiana prende possesso  delle isole di Kos, Leros, Kalymnos, Karpatos e Patmos, e gli italiani vengono acclamati dalle popolazioni locali come liberatori dall’occupazione turca.

     A partire dal 1912, anno dell’occupazione italiana del Dodecaneso, questo viene posto sotto l’amministrazione militare del gen. Ameglio. Per tacitare le proteste delle altre potenze europee, l’occupazione viene presentata come temporanea, ed effettuata per esigenze di guerra e per accelerare la pace definitiva con la Turchia.

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     Nell’ottobre del 1912, allo scoppio delle guerre dei Balcani, viene infine firmato a Losanna il trattato di Ouchy, con il quale il Dodecaneso avrebbe dovuto essere restituito alla Turchia, a condizione che cessasse ogni atto di ostilità contro l’amministrazione italiana in Libia.

     La Turchia invece, coinvolta nella Guerra dei Balcani contro la Grecia, la Serbia, il Montenegro e la Bulgaria, anche per evitare che i greci possano entrare in possesso del Dodecaneso a seguito delle sollecitazioni del movimento irredentista locale, volutamente non rispetta gli accordi contenuti nel trattato allo scopo di favorire la permanenza dell’Italia nel Dodecaneso e ritardare così un’eventuale cessione dell’arcipelago alla Grecia.

     Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, la Turchia si schiera a fianco della Germania e dell’Austria, mentre l’Italia si dichiara neutrale; l’anno successivo l’Italia denunzia la precedente Triplice Intesa del 1882 ed entra in guerra a fianco della Triplice Alleanza; il trattato di Losanna viene dichiarato nullo, e viene rimesso in discussione il possesso del Dodecaneso da parte dell’Italia.

     Nell’agosto 1920 viene stipulato il trattato di Sèvres, che sancisce il crollo dell’impero ottomano, assegna Smirne e la Tracia alla Grecia ed il Dodecaneso all’Italia, ma è subito sorpassato dagli eventi della cosiddetta ‘guerra d’indipendenza turca’, che culmina con la nascita della repubblica turca e la definitiva sconfitta militare greca a Smirne.

     Nel 1920 ha infatti inizio la guerra greco - turca, ed il 24 luglio 1923, a seguito della 2° Conferenza Internazionale di Losanna, viene firmato l’omonimo trattato che in una delle clausole riconosce all’Italia il possesso definitivo del Dodecaneso. L’Italia è rappresentata alla conferenza da Benito Mussolini, nel frattempo andato al governo con incarico del 28 ottobre 1922, a seguito della Marcia su Roma.

     Sempre nel 1923, in funzione del nuovo status legale, viene nominato Governatore delle isole del Dodecaneso Mario Lago, la cui amministrazione si protrarrà fino al 1936. Occorre ricordare che all’epoca il Dodecaneso non era una colonia, ma godeva di ampia autonomia amministrativa, e non dipendeva dal Ministero delle Colonie ma dal Ministero degli Esteri con la denominazione di ”Possedimento delle isole italiane dell’Egeo”, adottata nel 1929.

     Il governo del Dodecaneso aveva sede a Rodi, capitale del possedimento, mentre  in ciascuna delle isole maggiori, come Lero, si trovava un delegato del Governatore. Generalmente, anche se integrati da disposizioni locali grazie alla notevole autonomia di cui godeva il Governatore,  gli ordinamenti giudiziari, amministrativi e scolastici  ricalcavano sostanzialmente quelli in vigore in Italia. Già a partire dal 1925 agli abitanti del Dodecaneso hanno il diritto alla cittadinanza italiana in quanto residenti nelle isole, in applicazione del trattato di Losanna; non  godevano però di diritti politici, ed erano esentati dagli obblighi di leva.

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     Notevole è lo sforzo compiuto dall’amministrazione dell’arcipelago, specie a partire dal ’23, per la spinta riorganizzativa dell’agricoltura e della tutela del patrimonio forestale e zoologico e dei monumenti, promuovendo l’industria praticamente assente, soprattutto quella turistica a livello internazionale, e l’incremento demografico, invertendo la tendenza all’emigrazione locale, aprendo un nuovo mercato alle imprese e offrendo uno sbocco alla manodopera contadina ed operaia italiana. La decadenza in cui era progressivamente caduta Rodi e le altre isole del Dodecaneso sotto l’amministrazione turca si arresta, e  si assiste ad un’inversione tumultuosa di tendenza con la rapida rinascita sociale ed economica delle popolazioni isolane, a maggioranza greca ma con significative minoranze turche ed ebree, specie a Rodi e Kos.

     Inizialmente vengono istituite scuole statali italiane, ad affiancare le diverse scuole locali preesistenti, e viene introdotta successivamente in tutte le scuole d’ogni ordine e grado l’obbligatorietà di corsi di lingua italiana, riorganizzando ed unificando i programmi scolastici ed i titoli di studio degli insegnanti. Infine, viene potenziato ed accelerato il processo di italianizzazione con l’insediamento del nuovo governatore Cesare De Vecchi, succeduto a Mario Lago nel ’36, che vuole accentuare e testimoniare la presenza italiana. A questo scopo vara una riforma scolastica più incisiva che estende l’insegnamento esclusivamente in lingua italiana a tutte le scuole, incluse quelle private di ogni etnia.

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     Dal 1937, dopo la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’Impero, anche il Dodecaneso viene coinvolto dalla politica italiana di riarmo, e tutti gli impianti bellici presenti nell’Egeo vengono potenziati. Ma già nel 1932, con un sopralluogo del governatore e di Bernabiti e Petracco e con l’arrivo a Leros di contingenti di militari e tecnici civili sempre più numerosi, viene varato l’ampliamento delle strutture ricettive con la fondazione della cittadina di Portolago.

     Quando nel 1940 l’Italia entra in guerra a fianco della Germania dichiarando l’ultimatum alla Grecia, il Dodecaneso, le cui difese erano state potenziate raggiungendo un contingente di più di 50.000 uomini, ma con poche navi ed armamenti parzialmente obsoleti, si trova improvvisamente isolato dall’Italia.

     La presenza nell’Egeo della flotta britannica, di base ad Alessandria d’Egitto, e le ostilità con la Grecia rendono aleatori i collegamenti navali con l’Italia, e quelli aerei sono decisamente insufficienti in termini di trasporti. Al pari dei territori d’oltremare di tutte le potenze coloniali, le isole non erano mai state completamente autonome e disponevano di scorte ampie ma pur sempre limitate, per cui il rifornimento di materie prime, derrate alimentari, armamenti e logistica varia, viene effettuato per un certo periodo anche con sommergibili, che tuttavia erano poco efficienti alla bisogna per le scarse capacità di carico.

     Viene organizzato allora il collegamento navale con la Cirenaica, via Tobruk, presto ostacolato dalla controffensiva della flotta britannica ed interrotto con la caduta della città nel ‘41. L’isolamento del contingente italiano si riduce con la conquista della Grecia poco dopo, ma resta pur sempre critico, anche in funzione della scarsità di navi scorta per i convogli che avrebbero dovuto rifornire le isole, e, in seguito, dalla situazione generale obbiettivamente critica dell’Italia.

     Fino al 1943 però, grazie alla sua posizione strategica marginale rispetto alle altre zone coinvolte dagli eventi bellici, l’area dell’Egeo rimane dal punto di vista bellico relativamente tranquilla. Gli Alleati apparentemente rinunziano alla conquista del presidio dopo qualche tentativo infruttuoso, che costa tuttavia a Leros una prima quota di perdite nei primi bombardamenti della RAF nel settembre ’40.

Inigo_Campioni

     Questa situazione perdura fino a quando l’armistizio dell’8 settembre coglie di sorpresa il presidio italiano dell’isola, che si viene a trovare in una situazione precaria; gli ordini di Egeomil e di Supermarina sono rari, vaghi, imprecisi e talvolta persino contraddittori. Il Governatore, l’amm. Campioni, a Rodi si trova sorpassato dagli eventi, e si arrende l’11 settembre con 39.000 uomini al presidio tedesco forte di soli 7.000 uomini, pronti ad intervenire nel previsto caso di capitolazione dell’Italia nel più vasto quadro dell’Operazione Achse.

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     In campo alleato, anche gli inglesi avevano preparato un piano di invasione del Dodecaneso (Operazione Accolade), e prendono immediati contatti con i vari presidi delle isole, forti delle clausole dell’armistizio, sbarcando modesti contingenti di uomini e di mezzi ed assumendo il comando delle operazioni. A Lero sbarca il 12 settembre un primo contingente inglese costituito da 1.700 uomini; inizia così la convivenza non proprio cordiale degli inglesi con le truppe italiane, con 8.000 uomini in totale, in prevalenza di marina, acquartierati nelle 24 principali batterie antiaeree ed antinavi, nelle strutture logistiche dislocate in tutta l’isola, nella base navale di S.Giorgio, di Gonià e di Partheni, e nello scalo idrovolanti di Lepida.

     Il 26 settembre i tedeschi lanciano l’Operazione Taifun (inizialmente denominata Leopard) con un raid aereo che si protrae per tutta la giornata con 11 incursioni successive. Già nel corso della prima ondata vengono affondati nella rada di Portolago il C/T greco Vassilissa Olga e numeroso naviglio minore italiano tra cui un MAS ed una motosilurante, mentre  il C/T inglese Intrepid viene colpito (e affondato in una incursione successiva) ed il C/T italiano Euro riesce a disimpegnarsi (verrà affondato in seguito a Partheni).

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     L’inaspettato spiegamento di forze da parte dei tedeschi dimostra sia l’importanza attribuita alla piazzaforte, tanto ambita anche dagli inglesi, sia la validità delle strutture difensive istallate, e si conclude con la conquista dell’isola al termine della Battaglia di Leros, svoltasi dal 12 al 16 novembre, quando ormai tutte le altre isole del Dodecaneso erano già state occupate.

     Le incursioni aeree apportano numerosi danni agli obbiettivi militari primari (porto, batterie contraeree e strutture annesse, basi navali di Gonià, S. Giorgio e Partheni, depositi e strutture logistiche varie), con qualche danno collaterale soprattutto a carico degli edifici di Portolago a causa della vicinanza con questi ultimi (danneggiati tra l’altro la chiesa, i due complessi edilizi di Piazza Littoria e l’ospedale), mentre gli altri centri abitati dell’isola sono complessivamente risparmiati.

     Lo sbarco via mare, parzialmente neutralizzato dalle batterie antinavi, fu seguito dal lancio di paracadutisti e dalla conquista della fascia centrale dell’isola, cui si opposero con scarso successo le truppe inglesi, mentre la fanteria del reggimento Regina veniva esclusa dal combattimento nonostante le reiterate proteste del col. Li Volsi. Conquistato il Quartier Generale inglese a Merovigli, ed arresosi il gen. Tilney, comandante della piazzaforte, l’amm. Mascherpa ordina a sua volta il cessate il fuoco al contingente italiano.

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     Alla capitolazione, il bilancio dei caduti viene stimato secondo le varie fonti in circa 100 italiani, 350 inglesi, 600 tedeschi e 20 civili, ma le principali perdite sofferte furono a carico dei prigionieri italiani. Nel corso del trasferimento dal Dodecaneso ai campi di prigionia in Germania e Polonia, il piroscafo Oria affonda nel corso di una burrasca al largo di Capo Sunion con 4.000 prigionieri a bordo, mentre il piroscafo Donizetti che ne trasporta 1.800 viene affondato dal C/T inglese Eclipse al largo di Rodi, analogamente a quanto accadrà poco dopo al piroscafo Rosselli, in rada a Corfù, ed alle motonavi Petrella e Sinfra, al largo di Creta, affondati da bombardieri inglesi totalizzando 6.500 vittime tra i prigionieri italiani imbarcati.

     Alla resa tedesca nel maggio ‘45, ed all’amministrazione civile del Dodecaneso rimasta nelle mani del vicegovernatore Faralli, subentra l’occupazione inglese che instaura un regime di amministrazione militare di territorio nemico, senza tener in alcun conto la ‘cobelligeranza’ pretesa dall’armistizio del ‘43.  Con il Trattato di Parigi del ‘47, il Dodecaneso viene ceduto alla Grecia, che lo annette ufficialmente il 7 marzo 1948.

 

Quelle che abbiamo succintamente tratteggiato rappresentano circostanze storico-sociali abbastanza complesse che meriterebbero un approfondimento che lasciamo all’iniziativa del lettore, invitandolo a visionare la pagina dedicata ad una succinta bibliografia essenziale online.


                                                                                                                                   [liberamente adattata dal volume ‘Saluti da Leros’]                

 

 


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